Tragedia infame

Ogni volta che qualcuno muore sul posto di lavoro, bisogna avere la capacità di indignarsi, di allarmarsi e di reagire

Oggi le saracinesche dei negozi e le scuole di Campello sul Clitunno (PG) rimarranno chiuse. Troppo forte il boato che ha spazzato l'aria di un tranquillo pomeriggio di lavoro, sabato scorso. Troppo grande il dolore che ha colpito un'intera comunità, e l'intera nazione.

Quattro i morti, vittime dell'esplosione avvenuta nello stabilimento ''Umbria Olii'', fabbrica che sorge ai margini della vecchia statale tra Foligno e Spoleto.
Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco solo nella serata di sabato, e lì sono comunque rimasti anche dopo, per estinguere alcuni focolai secondari e per raffreddare i silos nei quali si trova ancora l'olio d'oliva.
Sull'oleificio si è sprigionata una densa colonna di fumo grigio visibile a chilometri di distanza e, a scopo precauzionale, la prefettura ha disposto l'evacuazione delle 500 persone che abitano nei dintorni. Intorno alla fabbrica la Protezione Civile, ha mantenuto attivo un perimetro di sicurezza di 500 metri. Controlli saranno fatti anche sulle abitazioni abbandonate volontariamente dalle persone che vi abitano. Presidiata dalle forze di polizia, oltre che dai vigili del fuoco, anche l'azienda dove ieri mattina i magistrati della Procura di Spoleto hanno effettuato un sopralluogo.

Le cause dell'esplosione sono ancora in corso di accertamento. Al momento dello scoppio erano in corso lavori di manutenzione condotti da una ditta esterna. Alle 13.00 è esploso uno dei depositi e l'olio ha cominciato a defluire all'esterno, tanto che è stata utilizzata anche una ruspa per creare un piccolo argine in terra e impedire al liquido di invadere le strade circostanti.
''Nessuno è ancora in condizioni di dire cosa è successo realmente'' ha detto al termine del sopralluogo il procuratore di Spoleto, Gianfranco Riggio. ''Tutte le ipotesi vanno verificate - ha aggiunto - senza pregiudizi di alcun tipo. Decisivi saranno gli accertamenti tecnici che verranno svolti''. Per certo, si sa che i quattro operai morti erano impegnati nelle operazioni di saldatura di una passerella tra i silos alla loro sommità. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Perugia, Raffaele Ruggero, che ha coordinato le operazioni di intervento, ha però escluso che una scintilla possa avere incendiato l'olio d'oliva. ''Allo stato - ha detto - non è detto che ci debba essere una diretta connessione tra la saldatura e l'incendio''.
Il titolare dell'azienda è stato comunque indagato dalla Procura di Spoleto. Il reato ipotizzato nei suoi confronti è quello di omicidio colposo plurimo, aggravato dall'inosservanza delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Due giorni di lutto per le ennesime vittime del lavoro. Un'altra corona di fiori da parte dello Stato, deposta nell'ennesima, insostenibile tragedia sul lavoro.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commentando il gravissimo incidente, ha sottolineato che il continuo stillicidio delle morti sul lavoro rappresenta ''una catena che deve essere spezzata, attraverso un intervento congiunto delle forze sindacali, delle forze di governo e, direi, dell'opinione pubblica''. ''Non bisogna mai considerare questi terribili episodi come ordinaria amministrazione. Ogni volta bisogna avere la capacità di indignarsi, di allarmarsi e di reagire'' ha detto il Capo dello Stato.
Indignarsi. Allarmarsi. Reagire. Parole forti per un uomo da sempre abituato ad usare toni moderati, ma il Capo dello Stato è davvero convinto che la maggior parte (se non tutte) delle morti avvenute sui luoghi di lavoro siano tanto più inaccettabili proprio in quanto avrebbero potuto essere evitate. Lo stesso pensiero è del presidente della Camera, l'ex sindacalista Fausto Bertinotti, che ieri si è recato a Campello per onorare la memoria delle quattro vittime, e per invocare ''una svolta forte sulle politiche di sicurezza nei luoghi di lavoro''. ''E' inammissibile - ha sostenuto Bertinotti - che ogni giorno si registrino tre o quattro morti sul lavoro''. ''Quello che chiamiamo sviluppo anche oggi ha mietuto altre vittime - ha detto ancora il presidente della Camera -. Ricordarle vuol dire che non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a considerare i morti sul lavoro una fatalità''. ''Una società come quella italiana - ha infine concluso - non se lo può permettere''

Le reazioni della politica - ''La politica deve compiere uno sforzo straordinario, perché si ponga fine a queste tragedie e la tutela delle sicurezza sul lavoro venga garantita come una delle priorità assolute del nostro paese'', ha detto il presidente del Senato, Franco Marini.
Per il ministro del Lavoro Cesare Damiano sulla sicurezza del lavoro è necessaria ''una svolta''. Il ministro ha sottolineato che oltre alle ''misure migliorative che dovrebbero scaturire dalla revisione del testo unico sulla sicurezza'', è necessario l'impegno di tutte le forze sociali e politiche in questa direzione. ''Occorre che il lavoro torni a essere centrale nel Paese'', ha affermato il ministro.
''Quanto accaduto - ha affermato Marina Sereni, vicepresidente del gruppo dell'Ulivo della Camera - ripropone con forza la questione della sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro che, malgrado il forte impegno delle istituzioni, rimane un problema di drammatica attualità da affrontare con strumenti ancora più incisivi e risorse adeguate''.
La tragedia di Campello ''ripropone il gravissimo problema della sicurezza sul lavoro e questo particolarmente in Umbria dove questi incidenti sono abnormemente più frequenti e gravi rispetto alle altre regioni'', ha detto dall'opposizione il vicecapogruppo Udc alla Camera, Maurizio Ronconi.
Di incidenti ''particolarmente gravi e numerosi'', ha parlato anche la presidente della Regione, Maria Rita Lorenzetti, sottolineando che ''in questi anni in Umbria abbiamo cercato di migliorare le normative, il sistema dei controlli e tutto ciò che potesse mettere ciascuno nella condizione di prevenire gli incidenti sul lavoro'', e non nascondendo comunque ''un senso di impotenza''. Tuttavia, ha aggiunto, ''dobbiamo comunque continuare a lavorare e trovare ogni soluzione per accrescere sempre di più i livelli della sicurezza e la cultura della prevenzione''.

Il pericolo ambientale - Il comune di Campello sul Clitunno ha allestito un ufficio speciale, una sorta di unità di crisi per seguire la situazione. ''Stiamo tenendo sotto controllo la situazione del fiume Clitunno - ha detto il sindaco, Paolo Pacifici - e delle infrastrutture della zona industriale dove si trovano numerose aziende per capire se queste, nei prossimi giorni, potranno riprendere le loro attività. L'amministrazione comunale e la Asl hanno inoltre allestito spazi per i parenti delle vittime''.
Il Comitato per la difesa del fiume Clitunno, in un comunicato, ha invece parlato di ''disastro ecologico annunciato'' e ha denunciato l'inadeguatezza degli interventi per la tutela ambientale compiuti dopo l'esplosione. ''Tonnellate di liquami maleodoranti, come conseguenza della catastrofica esplosione - affermano dal Comitato - stanno in queste ore galleggiando sul fiume Clitunno. Lo spettacolo è agghiacciante''. Il comitato sostiene di avere ''denunciato da anni la Umbria Olii come fabbrica Killer chiedendo agli enti preposti di intervenire. Senza successo. Anche in questo caso dobbiamo esprimere la nostra rabbia''. Nel comunicato si criticano anche gli interventi di protezione ambientale attuati dopo lo scoppio. Le squadre di soccorso, afferma il comunicato, ''lasciate in balia di se stesse, non avevano la più pallida idea di come evitare che i veleni si riversassero sul Clitunno''. Sempre secondo il comitato l'unica soluzione adottata è stata quella di ''gettare nel fiume balle di fieno reperite in una stalla''.

- Ne muoiono tanti, come in guerra... (Guidasicilia, 22/11/06)

27 novembre 2006
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