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Trasfusioni con sangue infetto: gli emofiliaci siciliani chiedono il conto a Poggiolini

Il 6 novembre l'udienza preliminare

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Sono emofiliaci e ignari pazienti contagiati dall'Aids o scopertisi affetti da epatiti dopo una trasfusione o per avere assunto emoderivati.

Attendono giustizia da sette anni.

Giustizia che per alcuni di loro arriverà comunque troppo tardi: la malattia infatti li ha uccisi prima.

Sulla tragedia punta a fare chiarezza un'inchiesta lunga e complessa approdata ora all'udienza preliminare.
A partire dal 6 novembre il gup di Trento Giorgio Flaim deciderà sul rinvio a giudizio di Duilio Poggiolini, già direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, e di 26 manager di industrie accusati di epidemia colposa. Tra l'80 e il 1986, consapevolmente secondo l'accusa, misero in circolazione sangue infetto.

Una quarantina di siciliani si costituiranno parte civile. Tra loro, un giovane che contrasse l'epatite C dopo una trasfusione per un banale incidente d'auto, o l'ammalato di Aids infettato dopo un ricovero per un ginocchio rotto durante una partita di calcio.

Fanno parte di un esercito di oltre mille parti lese. Un elenco lungo ma parziale.
Si stima che le vittime del contagio solo in Sicilia siano almeno duemila. Sedicimila in Italia.

Il processo penale, iniziato a partire da un esposto dell'ex giudice Carlo Palermo, viaggia in parallelo con l'azione civile per il risarcimento del danno.

Non ci sono numeri ufficiali eccetto quelli degli ammalati, 9000 su 16 mila richieste, ai quali il ministero della Sanità ha riconosciuto un indennizzo di un milione e centomila lire al mese ammettendo la propria responsabilità ma solo a partire dal 1988 per l'epatite C e dall'85 per l'Hiv. Di recente, però, una sentenza del tribunale civile di Roma ha stabilito che l'omesso controllo sui campioni di sangue vada retrodatato agli anni Settanta.
Per questo, le cifre sono destinate a salire e così il numero di richieste di indennizzo e di citazioni civili contro il ministero, reo oltretutto di non avere dato adeguata diffusione alle possibilità di accesso all'assegno mensile.

6 ottobre 2001
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