Tutti gli studi scientifici lo hanno confermato e continuano a confermarlo: CHI FUMA MUORE PRIMA!

IL FUMO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE!

IL FUMO UCCIDE! E non esiste nessuno a saperlo meglio dei fumatori stessi, che lo ricordano ogni qualvolta prendono il pacchetto per accendersene un altra.
E' risaputo che chi fuma ha maggiore possibilità di morire prima e che il tabagismo ogni anno provoca più vittime degli incidenti stradali, ma chi fuma, spesso, semplicemente continua a farlo, alcuni addirittura non facendo nulla per non arrecare danno a chi lo circonda.
Se tutto quello che si sa contro il fumo non bastasse aggiungiamo i risultati di un  studio (durato 50 anni!) di un medico inglese.
 
Fumare accorcia la vita di 10 anni, quindi smettere di fumare entro i 30 anni azzera totalmente i danni del tabacco! E' questo il principale risultato di uno studio durato mezzo secolo - il più lungo mai condotto sugli effetti delle sigarette -, portata avanti dallo stesso medico che nel 1954 per la prima volta evidenziò la relazione tra il fumo e il cancro.
E' la prima volta che uno studio riesce a evidenziare i danni del fumo su un'intera generazione. I risultati sono sconcertanti: tra gli uomini nati negli anni Venti, i primi a diventare fumatori accaniti a causa del prezzo politico del tabacco durante la Seconda guerra mondiale, due terzi sono morti per il vizio. Tra i 35 mila soggetti studiati dal dottor Doll, il tasso di sopravvivenza a 70 anni è risultato dell'88 per cento per i non fumatori e del 71 per cento per i fumatori. Ma soltanto il 32 per cento dei fumatori arriva ad 80 anni, contro il 65 per cento dei non fumatori.
"Lo studio dimostra chiaramente che fumare molto raddoppia il tasso di mortalità tra gli adulti e gli anziani", osserva il dottor Richard Peto, assistente di Doll. "Ma mostra anche che smettere di fumare limita i danni in maniera significativa".

Il professor Doll, che oggi ha 91 anni, abbandonò le sigarette a 37 anni, quando lesse i primi risultati delle sue ricerche. Se avesse continuato a fumare, forse non avrebbe potuto vedere l'esito del suo lavoro.
"Negli ultimi decenni, la prevenzione e il miglior trattamento delle malattie ha dimezzato il tasso di mortalità tra i non fumatori", spiega il dottor Doll. "Ma questi progressi sono stati completamente annullati dai danni che il tabacco ha causato tra i fumatori".

Lo studio di Doll sul fumo doveva durare, in origine, solo cinque anni. Vista la rilevanza dei risultati, il medico britannico, professore alla Oxford University, ha pensato di farlo proseguire. "Gli studi lunghi cinquant'anni sono molto insoliti in medicina, ma è ancora più insolito che un autore sia vivo dall'inizio alla fine della ricerca", osserva Richard Smith, direttore del British Medical Journal, che ha pubblicato lo studio.
Da quando Doll ha iniziato le sue ricerche, il fumo ha ucciso 100 milioni di persone nel mondo. Si ritiene che, con i ritmi attuali, alla fine di questo secolo un miliardo di persone morirà a causa delle sigarette.

E se questo non bastasse, e pur se a poco servono le minacce stampate in grassetto sui pacchetti, di avvertimento per la salute, al quale dovrebbero fare attenzione soprattutto i giovani fumatori, ce ne dovrebbe essere scritto e specificato un'altro: il fumo aumenta di 5 volte la probabilità di un attacco cardiaco sotto i 40 anni d'età.
Ecco infatti un'altra verità scientifica che sottolinea un'altra volta il pericolo tabagismo.

Questo dato è stato rivelato da MONICA, acronimo per uno studio di monitoraggio internazionale sulle malattie cardiovascolari e i loro fattori di rischio, voluto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Gruppi di ricerca di Nord America, Nuova Zelanda, Cina e Australia hanno esaminato ben 23 mila casi di attacchi cardiaci non fatali registrati tra il 1985 e il 1994. E' risultato che nella fascia di età 35-39 anni, quattro vittime su cinque di questi eventi erano habituè delle bionde, rileva il coordinatore dello studio, Markku Mahonen, dell'istituto finlandese di sanità pubblica. Sempre in questa fascia di età, osserva Mahonen, rispetto ai non fumatori i maschi col vizio rischiano l'infarto cinque volte di più e per le donne la situazione è ancora più fosca.

Facendo i dovuti conti, prosegue l'esperto, viene fuori che il fumo nei giovani adulti è un fattore di rischio che pesa sulla salute del cuore per il 65% negli uomini, per il 55% nelle donne.
Il fumo conta meno col passar degli anni come fattore di rischio per il cuore, spiega ancora Mahonen. Alla luce di questi risultati è evidente che i giovani dovrebbero pensare meglio alla scelta di perpetuare il proprio vizio, avverte Mahonen, infatti se è più difficile per loro fare i conti col pericolo fumo considerando gli effetti a lungo termine delle sigarette, ora è possibile ragionare anche in termini di effetti immediati.
Servono dunque campagne anti-fumo mirate per i giovani che devono capire come il pericolo li attenda non solo nel loro futuro ma che sia già nel loro presente.

28 agosto 2004
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