Tutto il Mondo contro l'Aids

Nel mondo sono 39 milioni e mezzo le persone affette da Hiv, e l'emergenza più grave rimane in Africa

Sconfiggere l'AIDS è sicuramente ''la più grande sfida della nostra generazione''. Ha ragione il segretario generale dell'Onu Kofi Annan, a richiamare  il mondo intero ad una delle più grandi prove di responsabilità, ossia la lotta di una delle più temibili e terribili pandemie che sia comparsa e abbia annichilito crudelmente l'uomo. Una responsabilità da portare avanti con costanza e con sempre maggiore pregnanza, perché se è vero che in 25 anni i progressi realizzati sono stati tanti, sono ancora tantissimi quelli che si devo ancora fare e quelli che bisogna solamente attuare, affinché la lotta contro quella che venne definita la ''peste del nuovo millennio'' assesti ancora di più colpi decisivi.
''La responsabilità - ha detto ieri Annan, alla vigilia di oggi, Giornata Mondiale contro l'Aids - esige che ciascun presidente o primo ministro, ciascun parlamentare e politico, decida e dichiari: 'L'Aids è una questione che mi riguarda'. Ciò - ha detto ancora Annan - esige che rafforzino la protezione di tutti i gruppi vulnerabili: persone contagiate, giovani, chi lavora nell'industria del sesso, che fa uso di droghe iniettabili, uomini che hanno relazioni sessuali con altri uomini. Ciò implica che lavorino fianco a fianco con i gruppi della società civile e che agiscano per giungere a cambiamenti reali e positivi che diano maggior potere e autonomia alle donne e alle ragazze e trasformino le relazioni fra uomini e donne a tutti i livelli della società''.

I numeri dell'Aids, purtroppo, ancora oggi sono allarmanti: 39 milioni e mezzo le persone affette da Hiv. Solo in questo anno che sta volgendo alla fine, ci sono stati 4,3 milioni di nuovi casi, con tre milioni di morti e due milioni e mezzo di bambini ammalati. Bastano le ultime cifre dell'Organizzazione mondiale della Sanità a dare le dimensioni dell'emergenza nel mondo.
Un'epidemia che continua a espandersi con picchi allarmanti, come quello africano...


AIDS / AFRICA - E' l'Africa sub-sahariana a scontare il peso maggiore dell'epidemia di Hiv/Aids nel mondo. Lo confermano i recentissimi dati del Rapporto Unaids 2006. In molti paesi africani dal 10 al 30% delle persone, cioè 25 milioni di individui, hanno l'Hiv e muoiono di Aids prima dei quarant'anni lasciando 12 milioni di orfani, in parte anch'essi con l'Hiv perché contagiati durante la gravidanza dalla loro madre.
L'Africa ha il 10% di tutta la popolazione del mondo ma il 64% di tutti i casi di Aids del mondo e oltre il 70% delle morti.

AIDS / BAMBINI -
''Uniti per i bambini, Uniti contro l'Aids''. 38,6 milioni di persone nel mondo sono sieropositive; 2,3 milioni hanno meno di 15 anni. 2 milioni di bambini sotto i 15 anni convivono con l'Hiv nell'Africa sub-sahariana. 4,1 milioni di persone hanno contratto il virus nel 2005, 540mila sono bambini sotto i 15 anni. Nel 2005, 2,8 milioni di persone, di cui 380mila erano bambini sotto i 15 anni, sono morte per cause correlate all'Aids.
I bambini, purtroppo, sono ancora il volto invisibile della malattia. L'incidenza della pandemia sui bambini è infatti sempre più pesante e l'Unicef sta investendo risorse sempre maggiori per la lotta all'Aids pediatrico, per la prevenzione della trasmissione da madre a figlio, per la prevenzione del contagio tra gli adolescenti e per l'assistenza agli orfani. Nel primo semestre del 2006, ad esempio, ha speso oltre 16 milioni di dollari per fornire trattamenti antiretrovirali, e oltre 5 milioni di dollari per test rapidi per l'Hiv.
Per aiutare i bambini vittime dell'Aids, l'Unicef ha lanciato la campagna ''Uniti per i Bambini, Uniti contro l'AIDS'', che, tramite l'sms solidale 48589, raccoglie anche fondi per finanziare specifici programmi. Alla campagna hanno aderito moltissimi personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport e della cultura.

AIDS / DISINFORMAZIONE - Uno recente studio britannico, uscito sulla rivista Medicine della Public Library of Science, ha calcolato che fra 25 anni l'Aids diventerà la terza causa di morte globale, dopo le malattie cardiache e l'infarto.
Oggi, Giornata Mondiale contro l'Aids, può essere l'occasione per fare il punto sul rischio di contagio a livello mondiale e per promuovere una battaglia collettiva contro Aids e Hiv, una battaglia che deve partire, prima di tutto, da un'informazione corretta.
Infatti, sono ancora troppi i dubbi e le incertezze che accompagnano la malattia, anche nel nostro Paese. Come l'errata convinzione che esista un vaccino in grado di immunizzare dall'Aids.
Lo ha denunciato nei giorni scorsi lo scienziato Fernando Aiuti, presidente dell'Anlaids, aprendo i lavori del XX congresso nazionale a Roma alla presenza del prof. Robert Gallo, uno dei massimi esperti di Aids nel mondo: in Italia il 27% dei giovani ritiene che il vaccino contro l'Aids  già esista. E, addirittura il 20% sbaglia le modalità di trasmissione, con comportamenti a rischio, se non sbagliati. ''Il vaccino contro l'aids non esiste ma esistono soltanto dei candidati a diventare vaccino ma ancora non si sa quali diventeranno, poi efficaci'', ha spiegato l'esperto.
''Sì ai distributori di preservativi nelle scuole superiori o nelle vicinanze, invece. No agli spinelli'', ha aggiunto il prof. Aiuti, ricordando i dati dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità) in cui si contano un infetto ogni due ore. ''Il 30% dei ragazzi non compra il preservativo perché costa troppo, mentre in Francia, ricorda, il prezzo è calato a 0,50 centesimi di euro. Occorre promuovere campagne di informazione perché il vaccino non c'è ma, per fortuna, esistono i farmaci che rallentano la replicazione del virus''. ''Dopo 20 anni - ha detto ancora l'esperto - e dopo aver avuto successi, negli ultimi 5 anni l'epidemia non è diminuita. E' aumentato il numero delle persone con hiv e con aids che possono contagiare gli altri. Il 65% delle persone scopre di essere infetto quando la fase è già conclamata''.

AIDS/ ITALIA - In Italia il numero di sieropositivi ad oggi è 130-140 mila, con un aumento di persone che sopravvivono grazie alle terapie combinate. In calo l'incidenza annua del virus grazie alla prevenzione: 5.600 i casi nel 1985, 1.400 quelli registrati nel 2004. Nel 2005 i decessi sono stati 325.
Si modificano però le caratteristiche delle persone colpite: se vent'anni fa il profilo era per lo più quello del tossicodipendente (il 74% degli infettati nel 1985 faceva uso di droghe da iniezione), oggi sono sempre più eterosessuali e omosessuali (il 69% nel 2004, ieri solo il 9%).
Il 20 per cento dei casi di Aids, nel nostro Paese, si riscontra in persone immigrate dall'estero (la metà dall'Africa). La prevalenza - sottolineano i dati - varia fra le Regioni: i valori più alti si registrano a Milano e Roma (4,8 e 4,9 casi ogni 100 mila persone), seguite da Genova e Bologna. Rara fortunatamente, in Italia, l'infezione fra i bambini: solo 3 casi nel 2005. Aumenta invece l'età delle persone a cui viene diagnosticata la malattia: 43 anni gli uomini, 39 le donne. Preoccupante il dato che rivela come aumentino colori che scoprono tardi di essere malati: il 62% delle persone a cui viene diagnosticata l'infezione, lo scoprono tardivamente. ''Questo dimostra - secondo Enrico Garaci, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità - come ci sia una scarsa percezione del pericolo''.

AIDS / FUTURO - L'Aids falcidia vite, ma anche il futuro. Soprattutto dei popoli che vivono nei paesi più poveri del mondo, dove la malattia dilaga. E colpisce ferocemente i bambini, che se non si ammalano attraverso il cordone ombelicale di una madre infetta, si ammalano di solitudine ed emarginazione quando l'infezione gli strappa genitori e famiglia. ''E' una situazione che ci riguarda, e che ci ha sempre riguardato - ha dichiarato il ministro per la Salute Livia Turco - sul quale devono agire tutti i governi. L'Italia è già in cammino''. Il ministero ha quattro parole d'ordine: ''presa in carico'', perché il problema ora è dei paesi più poveri del pianeta, ''non solo terapia, ma attenzione alla persona'' nella sua globalità, perché ora abbiamo malati cronici, che vivono a lungo. Ma anche - ha proseguito la Turco - ''nessuna ipocrisia'', perché la prevenzione fra i giovani è fondamentale. Occorre veicolare ancora e ancora il messaggio di un sesso sicuro, chiamando le cose con il loro nome. In ultimo ''ricerca'', settore sul quale l'Italia vanta un'eccellenza. Infatti, non bisogna dimenticare che sul fronte vaccino, sul quale un'equipe di straordinari scienziati sta lavorando da tempo, si è entrati nella ''fase 2'', quella dei primi risultati di efficacia.
Ma capitoli caldi restano equità di accesso ai farmaci, alle cure, alle strutture per una sopravvivenza dignitosa e una qualità di vita accettabile. Se è vero che l'accesso ai trattamenti è cresciuto (dal 2002 sono stati raggiunti 2 milioni di persone in più), è anche da considerare che quasi 7 milioni di persone non hanno ancora nessun accesso alle cure. I costi restano altissimi: nei paesi poveri variano dai 300 ai 1.200 dollari per persona all'anno, nei paesi ricchi dai 10 ai 20 mila dollari per persona annui.
L'accesso alla prevenzione eviterebbe, secondo i dati dell'Oms, 28 milioni di nuove infezioni fino al 2015 e farebbe risparmiare 24 miliardi di dollari in costi di trattamenti.

- I farmaci negati ai bambini... (F. Caferri, la Repubblica)

1 dicembre 2006
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