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Un magistrato partigiano come presidente...

Antonio Ingroia si dà ancora una settimana di tempo prima di sciogliere la riserva

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"In tutto il Paese si evidenzia una forte mobilitazione di cittadini che, come nel caso della nuova associazione "Terza Primavera", in queste settimane vogliono unire le molteplici esperienze dell'associazionismo civile per una grande lista elettorale che diventi un polo nuovo della politica con l'obiettivo di non essere secondo a nessuno". Sono queste parole di Antonio Ingroia. "C'è tanta forza - ha aggiunto - nelle parole e nelle azioni di tanti amici che mi hanno incitato a compiere una scelta. Ho già detto a Roma che io ci sto se in tanti ci metteranno la faccia e ci staranno, con la politica che fa un passo all'indietro per far emergere la partecipazione civica e popolare in un grande progetto di cambiamento dell'Italia".
Dopo l'intervento di Ingroia alla manifestazione di Roma "Io ci sto" (LEGGI), l'appello del magistrato alla società civile viene raccolto a Palermo da un gruppo di professionisti e cittadini che hanno costituito l'associazione "Terza Primavera". "La scomposizione del quadro politico - si legge in una nota di Terza Primavera - e l'eterogeneità delle posizioni politiche, rende necessario che al Paese si dia una guida istituzionale, che in ossequio alla Carta Costituzionale, interpreti il disagio degli elettori e dei cittadini stanchi, indignati e protagonisti dei recenti segnali di distanza dalla politica e dal voto attivo e passivo".
Una nota che si sposa pienamente con i punti del manifesto firmato da Ingroia e presentato venerdì scorso a Roma. Ma, in questa di grande rimescolamento della politica italiana, Ingroia non ha ancora sciolto la riserva su un suo possibilie conivolgimento diretto nella imminente competizione elettorale. Il magistrato palermitano in aspettativa si è dato ancora una settimana di tempo prima di decidere se presentare una sua lista elettorale.

"Dobbiamo fare tutto in fretta, nell'arco di pochi giorni ognuno di noi deve fare i propri conti e regolarsi. Vediamo cosa succede in questi giorni. Da parte mia assumerò le mie determinazioni finali entro il 28-29 dicembre. Ho posto condizioni. Una di queste è verificare se, sul versante della società civile, si creano le condizioni per un passo in avanti e se riusciamo a riempire di contenuti, di persone, di associazioni il progetto e riuscire a fare una lista", ha detto Ingroia all'assemblea del movimento "Cambiare si può".
"Dobbiamo fare il massimo dello sforzo per trovare una sintesi e un punto di convergenza comune. La mia è stata una dichiarazione di disponibilità e di servizio su un progetto che si sta formando", ha aggiunto. "Sono convinto - ha proseguito Ingroia - della necessità di un passo in avanti della società civile e di un 'passo incontro' da parte della politica che, in questi mesi, dentro e fuori il Parlamento, si è espressa in modo alternativo al montismo e berlusconismo. Questo è il denominatore comune su cui costruire questa aggregazione". "Non dobbiamo attestarci su posizioni di purismo ideologico ma dobbiamo essere pragmatici se vogliamo creare un'aggregazione per costruire un polo e governare il Paese. 'Passo incontro' vuol dire stimolare un nuovo protagonismo della società civile. Il progetto è quello di una lista civica. Credo fortemente nel concetto della rivoluzione civile. Non chiedo alla politica di farsi da parte ma di fare un passo indietro, non più in prima fila ma in seconda fila".

Ingroia, come già fatto venerdì scorso, ha quindi nuovamente sostenuto la necessità di aprire un dialogo con Pd e Grillo. Dal partito di Pierluigi Bersani è arrivata però una brusca frenata. "Non mi pare che le posizioni che porta avanti Ingroia sulla giustizia possano essere condivisibili e per quanto mi riguarda per me non lo sono quelle che ha assunto rispetto alla vicenda che ha coinvolto il presidente Repubblica, ma a parte questa issue mi pare un movimento molto monotematico", ha chiuso il responsabile Economia del partito Stefano Fassina. "Non abbiamo capito sul terreno economico-sociale cosa Ingroia propone - ha rincarato Fassina - e non facciamo alleanze che non abbiano un forte grado di omogeneità rispetto agli impegni che vogliamo mantenere con l'Europa e a livello internazionale. Mi pare quindi complicato che si possa costruire questo rapporto, anche perché con Ingroia convivono molte posizioni diverse tra loro e penso che l'alleanza progressista debba avere un profilo di credibilità che non mi pare sia compatibile con l'offerta politica che Ingroia rappresenta".

Alle parole dell'esponente del Pd Ingroia ha così replicato: "E' evidente che Fassina non ritiene che la lotta alla mafia possa essere condotta fino in fondo. Nel Manifesto di cui sono primo firmatario si legge testualmente che 'vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l'eliminazione della mafia'. Se Fassina ritiene non condivisibili questi temi, allora lo specifichi meglio, oppure più semplicemente dica che c'è una pregiudiziale contro Ingroia, nel qual caso ne prendo serenamente atto".
A non credere a una possibile intesa con il Pd è anche Luigi De Magistris. "Devo essere sincero: non riesco a immaginare la riuscita di una intesa col Pd - dice il sindaco di Napoli e animatore del movimento per la candidatura di Ingroia - il dialogo serve solo a levare il pregiudizio, perché non credo che il Pd rinuncerà alle sue posizioni sulle politiche liberiste, sulle spese militari o sull'articolo 18. Per questo credo che l'incontro tra Ingroia e il Pd durerà il tempo di un cappuccino o di un caffè. Con Ingroia ci saranno cittadine e cittadini con la schiena dritta che hanno lottato a difesa dei diritti civili e sociali  e a difesa dei territori, insieme a tutti quei militanti dei partiti che hanno contrastato le politiche liberiste di Monti".

Chi invece tifa per una collaborazione tra una eventuale lista di Ingoria e il Pd è Nichi Vendola. "Auspico una interlocuzione con Ingroia ma spetta al capo della coalizione sciogliere questo nodo. Io dico solo che se Bersani aprirà questa porta o finestra farà bene", dice il leader di Sel. "Le domande che Ingroia pone - aggiunge Vendola - a partire da quella di una relazione più forte tra politica e società, sono domande cui occorre rispondere positivamente. Ci sono con lui delle sensibilità cui guardare con attenzione, per questo dico che una interlocuzione deve e può esistere".

[Informazioni tratte da ANSA, GdS.it, Repubblica.it]

24 dicembre 2012
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