Uno schiaffo all'umanità

La Cap Anamur è attraccata ma l'odissea non è finita. Arresti e misteri sulla storia dei 37 profughi

L'attracco della Cap Anamur ieri a Porto Empedocle (AG) sarebbe dovuto essere il lieto fine di una storia che vedeva la fredda diplomazia colpevole di tenere in mare 37 uomini che fuggivano da una guerra.
L'arrivo a terra sta invece svelando varie incongruenze che stanno mettendo in dubbio gli aspetti umanitari dell'intera vicenda.
Il comandante della Cap Anamur, Stefan Schmidt è stato arrestato, dopo sei ore di interrogatorio, insieme all'armatore e dirigente dell'omonima associazione umanitaria Elias Bierdel e al primo ufficiale Vladimir Dhchkevitch.
Per polizia e carabinieri i tre uomini sono stati arrestati "in flagranza di reato", responsabili di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, l'accusa, insomma, che viene mossa agli scafisti, a chi commercia con la vita umana.
Entrati ieri al commissariato come persone informate sui fatti i tre della Cap Anamur non hanno convinto gli investigatori, che al termine dell'interrogatorio li hanno arrestati.

Subito dopo gli arresti, gli investigatori hanno messo i sigilli alla nave che è ''sotto sequestro''.
All'equipaggio della Cap Anamur, identificato dagli agenti del commissariato di Porto Empedocle, è stato consentito di dormire a bordo della nave solo ieri notte, e già stamane potranno andarsene da liberi cittadini.

Per i 37 profughi sudanesi, sbarcati dopo quasi un mese di mare, si sono aperti i cancelli del Centro di permanenza temporanea di contrada San Benedetto ad Agrigento.
Fuori dalla struttura una ventina di manifestanti (militanti dei Verdi, volontari di Emergency e dirigenti della Cgil) hanno esposto alcuni striscioni di protesta contro i "centri lager" e per il ''Diritto d'asilo in Italia''.

Fra le incongruenze che hanno gettato un'ombra inquietante sul viaggio della Cap Anamur, la più sospetta  è un "buco" di cinque giorni nei libri di bordo, dove  non c' è alcuna traccia degli spostamenti fatti dalla nave tra il 25 e il 30 giugno.
Neanche il comandante Stefan Schimdt, incontrando i giornalisti a bordo lo scorso 7 luglio, aveva saputo dare una spiegazione, limitandosi a scusarsi con le autorità italiane per aver commesso degli "errori".
Secondo la ricostruzione della Cap Anamur i 37 naufraghi furono salvati nel Canale di Sicilia "a 100 miglia da Lampedusa e 180 da Malta" il 20 giugno. La nave rimase nello stesso specchio di mare fino al 25 "poiché - spiegò il presidente dell' associazione Elias Birdel - pensavamo che ci fossero altre imbarcazioni in difficoltà". Solo il 1 luglio, virò verso Porto Empedocle chiedendo alla Capitaneria di Porto l'autorizzazione ad attraccare.
Cosa è accaduto in questi cinque giorni? Alle domande dei giornalisti Schmidt e Bierdel avevano risposto evasivamente.

Sono solo due le date annotate dal comandante della nave nel libro di bordo dopo quella del 20 giugno, giorno del salvataggio: il 23 giugno, data in cui la nave tedesca riceve via radio un messaggio da un pescatore che segnale una barca in panne con a bordo 30 persone poi ritrovata vuota, e il 24 giugno, quando la Cap Anamur avvista un barca arrugginita a 33 gradi e 40 lat. Nord e 14 gradi e 30 long. Est, con 11 somali a bordo scortati dalla Cap Anamur fino al porto di Marsaxlokk a Malta. Ma nell'isola dei cavalieri la nave non attracca, riprendendo il largo con il suo carico di "profughi".
Dal 24 al 27 giugno cala il buio. L' unica annotazione è del 28 giugno quando il comandante scrive sui libri di bordo che salgono sulla nave il presidente dell'associazione Cap Anamur Bierdel e cinque giornalisti tedeschi, giunti con un' imbarcazione. Poi di nuovo un "buco", fino a quando dalla nave tedesca non parte la richiesta alla Capitaneria di Porto Empedocle di poter attraccare al porto. Ma anche su questo non c'è ancora certezza.
Incontrando i giornalisti sulla nave, Bierdel aveva affermato che la richiesta alla Capitaneria fu fatta il 30 giugno, mentre i libri di bordo portano la data dell' 1 luglio.

Secondo la ricostruzione degli investigatori la Cap Anamur, in quei cinque fatidici giorni, sarebbe rimasta invece ferma al largo di Malta. Gli immigrati, insomma, "dovevano" sbarcare in Italia, non a La Valletta. E "dovevano" anche apparire come dei "profughi". A rivelarlo era stato, sempre lo scorso 7 luglio, il direttore del Cir (il Centro Italiano per i rifugiati), Christopher Hein. "Lo abbiamo capito - spiegava Hein - dopo averli ascoltati grazie a un interprete sudanese salito a bordo con noi. Sono tutti africani. Molti provengono da Paesi in cui sono in corso conflitti. Tutti comunque - concludeva Hein - chiedono asilo politico".

Per il Viminale l'obiettivo del capitano della Cap Anamur era quello di creare un precedente che permettesse di trasferire immigrati raccolti in mare sulle coste italiane, raggirando la legge.
E per mettere in atto il suo progetto Stefan Schmidt ha tentato di tutto, fino a forzare l'altro ieri il blocco imposto dall'Italia all'ingresso della nave in rada dichiarando che a bordo la situazione non era più sotto controllo.
E' stato per questo accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina con l'aggravante che ad aver commesso il reato erano in tre. Secondo gli investigatori, dunque, non c'è stato scopo di lucro nella vicenda, non ci sono scafisti sulla Cap Anamur ma persone che hanno comunque violato la legge.
Il capitano, infatti, dopo aver raccolto gli immigrati in mare è rimasto 5 giorni ancorato nei pressi di Malta, senza provare a sbarcare lì i naufraghi. Poi ha puntato la nave verso Porto Empedocle: "infatti - si rileva al Viminale - li voleva portare proprio in Italia". Una volta qui, ma ancora in acque internazionali, ha più volte rifiutato ogni richiesta di aiuto medico e di assistenza dalle autorità italiane. Infine, ieri, secondo gli esperti del Viminale, ha inventato di non riuscire a mantenere più la situazione sotto controllo sulla nave, mentre i medici saliti a bordo non hanno riscontrato emergenze sanitarie o mancanza di cibo e acqua. Ha dunque forzato il blocco ed è entrato nelle acque italiane. A quel punto, ricordano al Viminale, "per motivi umanitari" la nave è stata autorizzata a rimanere in rada e sono partiti i primi accertamenti. Ma anche l'inchiesta della magistratura sul comportamento del capitano.
Inoltre gli immigrati, ad una prima identificazione nel centro di permanenza temporanea sono risultati non essere sudanesi, come si erano sempre dichiarati, bensì ganesi e nigeriani. Per loro ora si procederà all'identificazione e, caso per caso, all'eventuale espulsione.

Ieri in una conferenza stampa a Berlino, il portavoce del ministero degli interni tedesco Rainer Lingenthal ha osservato che se i rifugiati sono autorizzati a sbarcare, ''l'Italia è responsabile pure del trattamento finale di tutte le questioni relative al diritto di immigrazione e al diritto d'asilo''.
Il portavoce del ministro degli interni Otto Schily ha peraltro precisato che ''non è necessario'' alcun contatto fra Roma e Berlino sulla vicenda. Si tratta di persone che cercano di raggiungere la zona di sovranità territoriale italiana e ''il solo compentente è il governo italiano'', ha dichiarato Lingenthal.

13 luglio 2004
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