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Uno scrigno d'Energia

La Sicilia produce un surplus di energia che viene messa a disposizione della Nazione, eppure...

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La Sicilia produce un surplus di energia elettrica che viene messa a disposizione di altre regioni; in  Sicilia viene raffinato oltre il 50% degli idrocarburi destinati al consumo in tutto il Paese; in Sicilia le potenzialità per impiantare strutture per la produzione eolica e fotovoltaica sono immense; in più... o se vogliamo, e se tutto ciò non bastasse al largo della costa agrigentina è stato individuato un importante giacimento di gas.
Insomma, la Sicilia oltre ad essere quel riconosciuto scrigno di tesori artistici è anche una cornucopia di energia e risorse, una terra insomma dove la ricchezza potrebbe essere simile a quella di un paese degli Emirati Arabi. E invece - non prendendo in esame la situazione riguardante i beni culturali, e trattando soltanto la questione 'energia' - la Sicilia è un territorio dove ci si deve costantemente preoccupare che il sistema elettrico salti lasciando al buio  una delle Regioni più popolose della Nazione. Preoccupazioni che arrivano direttamente dalla società Terna, società che si occupa della gestione della rete elettrica nazionale. "Quella del sistema elettrico siciliano - dicono alla Terna - è una situazione che abbiamo, in più occasioni, posto all'attenzione dell'opinione pubblica. Ed è noto a tutti che la società ha previsto un piano di investimenti, già deliberato da anni, per oltre 700 milioni di euro, finalizzati ad aumentare in modo significativo la sicurezza del sistema elettrico dell'isola, per i quali si è in attesa delle relative autorizzazioni". "Nell'ultimo anno Terna ha raddoppiato i controlli e le ispezioni sui propri impianti, ha anticipato gli interventi di manutenzione, ha realizzato importanti opere come la nuova stazione a 380 kV di Priolo, e il potenziamento delle stazioni di trasformazione di Sorgente, Chiaramonte Gulfi, Misterbianco e Partinico. Il tutto, per 16 milioni di euro di investimenti, oltre il 20% in più rispetto al 2006". "Ciò nonostante - conclude la società - la situazione del sistema elettrico dell'isola è ancora critica. Per questo occorre intensificare gli sforzi da parte di tutti i soggetti coinvolti".

Quindi in Sicilia si può solo costatare l'attuale esistenza di una situazione paradossale che senza un'opportuna e seria politica sull'estrazione, produzione e distribuzione dell'energia porterà a disagi sempre più gravi ed insensati.

Sotto il mare del Canale di Sicilia un enorme tesoro sommerso - Un nuovo giacimento di gas nel Canale di Sicilia, a circa 22 km dalla costa di Agrigento, che dovrebbe produrre 190mila metri cubi di gas al giorno. La scoperta del giacimento è stata fatta dall'Eni ad una profondità di 560 metri, attraverso la perforazione del pozzo "Cassiopea 1", di cui Eni è operatore con una quota del 60%, mentre il restante 40% è detenuto da Edison. Era da almeno quattro anni che le due società andavano a caccia di gas al largo della Sicilia.
I primi test, ha spiegato in una nota l'Eni, "fanno ipotizzare portate produttive più significative che potranno essere ottenute durante la normale vita produttiva del campo". La scoperta, dunque, conferma l'elevato potenziale dell'area deep offshore del Canale di Sicilia in cui si trovano anche i giacimenti limitrofi di "Panda" e "Argo"
Le "riserve di gas associato" dl giacimento scoperto da Eni e da Edison dovrebbero ammontare a 16 miliardi di metri cubi di gas. Il condizionale è comunque d'obbligo perché si tratta di stime considerate dagli esperti del settore come ottimistiche: la verità è che Eni ed Edison hanno voluto comunicare solo la quota massima che verrà estratta dal giacimento.
Rispetto ai giacimenti "giganti" dell'Asia è poca cosa (si parla in questi casi di riserve per migliaia di miliardi), ma per le dimensioni dei giacimenti italiani è una scoperto comunque notevole: il più grande giacimento individuato nel Mar Adriatico è stato stimato in 40 miliardi di metri cubi di gas.
La scoperta è importante, in particolare, per Edison. La società milanese ha, infatti, un fabbisogno annuo di 13 miliardi di metri cubi di gas, una quota che ora verrà coperta almeno per il 2% dal giacimento al largo di Agrigento. Sembra poco, ma con i prezzi attuali del gas (che viene calcolato sulla base del prezzo del petrolio) si tratta di un risparmio notevole. Non a caso, a Piazza Affari i titoli della società guidata da Umberto Quadrino sono saliti fino al 2,6% alla notizia della scoperta.

Di fronte alla nuova importante scoperta il senatore Giovanni Pistorio, presidente del Gruppo Misto-Mpa, apprezzando lo sforzo che l'Eni compie con la sua attività di ricerca, ha però voluto sottolineare con una nota: "Non vorremmo che questo sforzo si risolvesse nell'ennesima beffa per la Sicilia che ha invece la necessità assoluta di tener conto dell'enorme contributo che questo territorio compie per garantire il fabbisogno energetico del Paese". "Uno sforzo - ha affermato Pistorio - imperniato non solo nella raffinazione di circa la metà del petrolio greggio nelle tre strutture siciliane di Gela, Milazzo e Priolo, ma anche sulla presenza dei giacimenti di gas presenti nel Canale di Sicilia". "Tutto questo - è la conclusione di Pistorio - non può passare sulla pelle dei siciliani, ma deve trovare un giusto ristoro nella defiscalizazzione del pagamento delle accise secondo l'ordine del giorno proposto dall'Mpa in Parlamento"

I costi degli idrocarburi nella terra della raffinazione -  La Regione siciliana ha intenzione di portare avanti la sfida del "federalismo applicato alla questione energetica" e ha intenzione di seguire il modello Basilicata nei rapporti con le compagnie petrolifere ed energetiche. A sostenerlo e ribadirlo è l'assessore regionale all'Industria, Pippo Gianni, che tra le varie misure prevede l'introduzione di royalties per le società di raffinazione come compensazione per l'emissione di benzene e sconti alla pompa sul prezzo dei carburanti.
"Proprio due giorni fa - ha detto ieri l'assessore Gianni - la Basilicata ha presentato un piano per il raddoppio delle royalties, non capisco perchè se anche noi intendiamo percorrere questa strada si grida allo scandalo, come ha fatto il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, secondo cui è una strategia strampalata". Per Gianni "non è strampalato chiedere a queste società che per cinquant'anni hanno fatto più di un danno all'ambiente di versare una somma alla Regione, soldi che saranno investiti nell'ambiente e nel territorio".
Il governo regionale, inoltre, ha intenzione di riaprire il confronto con lo Stato "in modo da applicare pienamente gli articoli 36 e 37 dello Statuto speciale, che prevedono che una parte delle accise rimangano in Sicilia". "Avevamo intrapreso un percorso - ha detto Gianni - ma una furbata del ministro Tremonti ha bloccato tutto".

L'assessore all'industria, inoltre, lancerà sul suo blog (attivo già da oggi - clicca qui), un sondaggio per capire se i siciliani sono d'accordo col governo sul federalismo applicato all'energia. "Se non dovessimo avere l'appoggio dei cittadini - ha detto Gianni - significa che faremo un passo indietro, ma sono convinto che riceveremo molti consensi". 
Consensi che l'assessore non avrà difficoltà a trovare tra gli agricoltori, visto l'impegno che l'on. Gianni  si è assunto con la Coldiretti, durante un incontro che si è tenuto a Palermo: "Gli agricoltori che hanno diritto solo a una quantità limitata di gasolio agricolo potranno essere esonerati da una serie di incombenze burocratiche tra cui il contenitore a norma". "Adegueremo la normativa regionale a quella nazionale, che è molto più semplice", ha detto Gianni.
Nell'incontro, richiesto dall'organizzazione agricola per arginare i costi di produzione causati dall'aumento del carburante, si è discusso della normativa regionale che impone una serie di obblighi a chi ha diritto al carburante agricolo in virtù del parco macchine di cui dispone e della superficie aziendale. "Abbiamo proposto all'assessore di liberalizzare la distribuzione prevedendo un bonus fiscale che venga utilizzato ogni qual volta si fa rifornimento - ha afferma il presidente regionale della Coldiretti, Alfredo Mulè - In questo modo si potranno risparmiare anche i 160 milioni di euro che ogni anno si spendono per colorare di verde il carburante destinato al settore". "L'assessore scriverà ai ministri competenti perchè queste risorse possono essere destinate all'abbassamento del prezzo. Accogliendo la nostra richiesta l'assessore ha convocato per il 30 luglio il tavolo interprofessionale per l'analisi di studi di settore delle bioenergie"

E a favore delle iniziative sul "federalismo energetico" lanciate dall'assessore Gianni si mobilitano i consumatori. Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons e promotore del comitato nazionale 'Vittime caro benzina' ha lanciato una raccolta di firme "affinché con il sostegno dei siciliani, Gianni possa portare a compimento questa iniziativa contro le lobbies che vogliono impedire il ribasso dei prezzi sui carburanti".
Tanasi chiede anche un immediato avvio degli sconti alla pompa partendo dalla rete autostradale e ha anticipato che, da settembre, girerà per le nove province in camper a sostegno dell'iniziativa, "con volontari pronti a fornire informazioni utili ai cittadini in merito al danno alla salute e ambiente che queste aziende hanno prodotto".

23 luglio 2008
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