Vi ricordate della Cap Anamur?

Quando offrire soccorso a chi si trova in pericolo di vita diventa un reato da punire

Qualcuno, magari, si ricorderà della vicenda della Cap Anamur, ''la nave della solidarietà'', consumatasi nell'estate del 2004 nel Canale di Sicilia, proprio di fronte all'attracco di Porto Empedocle. Per chi invece non se ne ricorda vogliamo noi ricostruire come si svolse tale vicenda, e riportare brevemente quei fatti che, a distanza di due anni, ancora fanno discutere, e nei quali si potrà leggere (certamente lo farà solo chi vorrà leggere, e sicuramente solo tra le righe) il comportamento politico italiano nei confronti del problema della clandestinità...    

Era il 12 Luglio del 2004 quando a Porto Empedocle (AG) attraccò la nave tedesca Cap Anamur, appartenente all'omonima Organizzazione non governativa che dal 1979 soccorre i profughi a rischio nei mari del mondo e che ha salvato la vita, fino ad oggi, a più di 10.000 persone.
La nave, dopo essere stata bloccata a largo della Sicilia per 21 giorni, quel lunedì di luglio aveva ottenuto il permesso di entrare in porto.
Durante le tre lunghissime settimane, molte persone tra cui giornalisti, politici, missionari, membri di associazioni importanti come il Cir (Consiglio italiano per i rifugiati), erano salite sulla Cap Anamur raggiungendola con altre piccole imbarcazioni. A suscitare tutto questo interesse il fatto che a bordo si trovassero 37 profughi salvati nelle acque tra la Libia e Lampedusa mentre stavano andando alla deriva stipati su un minuscolo gommone senza più cibo ne acqua da bere. La nave tedesca li aveva incontrati alla fine del giro di prova che stava svolgendo dopo aver riparato il motore principale a Malta. Una volta fatti salire a bordo i profughi, l'equipaggio si era affrettato a comunicare al ministero degli Interni italiano tutti i nomi dei ragazzi la cui nazionalità probabile - tranne per due di loro, Sylvester e Benjamin, dichiaratisi fina dal primo istante rispettivamente della Sierra Leone e della Nigeria - sembrava essere il Sudan. Avevano, quindi, chiesto al governo italiano il permesso di sbarcare sul suo territorio ma questo era stato fin da subito negato nonostante la situazione a bordo della nave apparisse evidentemente difficoltosa.

Alla Cap Anamur veniva contestato di essere entrata in acque maltesi dopo aver recuperato i profughi e, di conseguenza, le veniva imposto di portarli a Malta per chiedere asilo politico secondo la Convenzione di Dublino. Per di più, siccome la nave veniva giuridicamente considerata suolo tedesco l'Italia delegava alla Germania il compito di prendere una decisione sulla sorte del suo carico di vite umane. Questo assurdo, inumano ''balletto'' di responsabilità e letture di codicilli tra i tre paesi europei, durò tre settimane alla fine delle quali alla nave fu concesso di attraccare sulla costa siciliana dopo che i 37 profughi, ma anche parte dell'equipaggio, erano stati ridotti allo stremo delle forze fisiche e psichiche.
Tre settimane nelle quali l'attenzione mediatica internazionale ebbe tempo e modo di interessarsi e raccontare quello che nel Canale di Sicilia stava accadendo...

Quell'estate del 2004 il comandante della nave era Stefan Schmidt, mentre Elias Bierdel era il responsabile della Ong Cap Anamur e Vladimir Daschkewitsch era il primo ufficiale.
Tutti e tre vennero arrestati ''in flagranza di reato'' immediatamente dopo l'arrivo in porto. Il reato contestato: favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina.
Non solo, nonostante tutto il mondo avesse assistito all'approdo della nave scortata dalle motovedette della marina militare e della Guardia di finanza italiane, si disse pure che l'ingresso in porto della Cap Anamur era stato forzato, ossia contro la volontà legislativa italiana.
La nave venne immediatamente posta sotto sequestro come avviene con le normali imbarcazioni condotte dagli scafisti, e venne restituita all'Ong solo il 28 febbraio del 2005.

In aperta violazione delle norme del diritto italiano e internazionale, i 37 africani vennero trattati da clandestini, quali in verità non erano, infatti, come ebbe a ripetere innumerevoli volte Elias Bierdel,  quegli uomini erano stati salvati in acque extraterritoriali, e quindi non avevano ancora attraversato le frontiere europee. I 37 profughi africani vennero quindi portati, subito dopo lo sbarco, nel Cpt di San Benedetto ad Agrigento, chiuso pochi mesi dopo dal Comitato europeo di Prevenzione della Tortura. Da lì vennero trasferiti dopo due giorni al Cpt di Pian del Lago a Caltanissetta dove esisteva già una parte del centro adibita a luogo di identificazione per richiedenti asilo politico, seppure posta dentro la stessa zona militare del Cpt. Durante questo trasferimento la polizia ebbe dei pesanti scontri con i ragazzi della Rete Antirazzista Siciliana che presidiavano il cancello del centro di San Benedetto chiedendo garanzie per i profughi. La scusa ufficiale fu che nel frattempo dentro il Cpt era in corso una rivolta e che alcuni detenuti avevano appiccato un incendio. A seguito degli eventi di quella giornata, 15 immigrati vennero imputati in un processo farsa poi conclusosi con la condanna di Nurredin, Jamel e Said per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti aggravati.

I profughi della Cap Anamur rimasero rinchiusi a Pian del Lago per più di dieci giorni. In questo periodo di detenzione, alcuni sindaci di comuni siciliani si offrirono di ospitare i 37 ragazzi qualora fossero stati rilasciati, furono effettuate alcune visite ufficiali da parte di parlamentari allora all'opposizione (tra cui Tana De Zulueta e Luana Zanella, entrambe dei Verdi) e arrivarono anche i Verdi Beppe Caccia e Sandro Metz insieme a Milena Zappon del progetto MeltingPot. Non si videro più, però, né le decine di giornalisti e politici che si erano accalcati a bordo della Cap Anamur quando ancora si trovava a largo delle coste siciliane, né il responsabile del Cir né tanto meno e la portavoce dell'UNHCR.
Intorno al 20 di luglio, il Governo Italiano, nonostante tutte le proteste di tante persone e degli avvocati e dei giuristi che nel frattempo si erano interessati al caso, decideva di espellere i migranti. Qualche giorno prima dell'espulsione i 37 profughi, erano stati intervistati da una commissione composta ad hoc con un console della Nigeria e uno del Ghana al fine di valutare la veridicità delle loro richieste d'asilo e della dichiarata provenienza sudanese.
Tutti i ragazzi hanno raccontato ai loro avvocati e alle delegazioni che sono riuscite ad incontrarli, di essere stati minacciati da queste figure istituzionali africane e costretti a dichiarare di provenire dal Ghana o dalla Nigeria, paesi da cui, nonostante chiunque e da dovunque provenga dovrebbe avere il diritto di farlo, è diventato praticamente impossibile chiedere asilo politico. Il risultato di queste ''interviste'' fu una vera e propria deportazione (effettuata in più puntate dal Cpt di Ponte Galeria, Roma, e ricorrendo a pestaggi certificati) di 30 di loro in Ghana e di 5 in Nigeria.
Il 23 luglio arrivò la notizia che i deportati in Ghana erano stati arrestati al loro arrivo per lesa immagine del paese e alto tradimento della patria.

Il 5 luglio del 2006 è stato deciso il rinvio a giudizio per il comandante, il responsabile e il primo ufficiale della Cap Anamur.
Il processo a Bierdel, Schmidt e Dachewitsch è iniziato lunedì scorso, 27 novembre...

E siamo dunque ritornati all'oggi di questa infame storia, della quale sembra che nessuno dei protagonisti del precedente governo provi vergogna.
Il processo nei confronti di Elias Bierdel, Vladimir Dachkevitce e Stefan Schimdt, accusati, lo vogliamo ripetere, di ''favoreggiamento dell'immigrazione clandestina'', è stato subito rinviato dalla prima sezione penale del Tribunale di Agrigento.
Dei tre, che lo scorso luglio erano stati rinviati a giudizio dal gup di Agrigento Luisa Turco (per aver offerto soccorso a chi si trovava in pericolo di vita) in aula era presente solo Elias Birdel.
Lunedì è stata decisa l'ammissione dei testi, decine, tra giornalisti e operatori umanitari. Il Tribunale ha inoltre autorizzato le riprese di diverse tv tedesche. Il processo riprenderà il prossimo 11 dicembre quando si aprirà formalmente il dibattimento. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Axel Nagler, Vittorio Porzio, Liana Nesta, Ivan Simeone e Giuseppe Arnone. Il pm di è Luca Fuzio.

[Il resoconto dei fatti è stato tratto da una ricostruzione di Alessandra Sciurba - www.meltingpot.org]

29 novembre 2006
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