Via gli Usa dalla Sardegna! Monta la protesta della popolazione nei confronti delle basi americane

In Sardegna come in Sicilia, da decenni l'esercito americano si è impossessato di intere zone divenute invalicabili

La Sardegna e la Sicilia, sorelle isole italiane, hanno in comune, oltre al sentire tutto particolare che solo gli isolani possono comprendere fino in fondo, la presenza di insediamenti stranieri molto radicati  e purtroppo deleteri. Ci riferiamo agli insediamenti americani, che hanno fatto proprio (e invalicabile) il territorio occupato con le loro basi e le loro cittadelle militari.
Dentro questi luoghi, diventati no limits per gli indigeni del posto, vengono svolte dall'esercito americano tutte le procedure loro competenti, che vanno dalle esercitazioni di volo con i caccia, al collaudo di armi convenzionali e non: proiettili all'uranio impoverito, messa in arme di sommergibili nucleari, etc. Operazioni delle quali l'esercito degli Stati Uniti non è tenuto né a riferire né ad informare le istituzioni regionali e locali, avendo patteggiato segretamente con le alte cariche dello Stato.
In Sardegna, l'accettazione passiva nei confronti delle attività militari segrete degli americani, sembra finalmente essersi esaurita, e il presidente della Regione Sardegna in persona, Renato Soru, ha chiaramente detto che è arrivato il momento che gli americani abbandonino le basi e in particolare quelle per i sommergibili nucleari nell'arcipelago della Maddalena.

A denunciare in maniera chiara cosa ha comportato alla popolazione sarda ''l'invasione americana'', il film documentario di Enrico Pitzianti, che uscirà nelle sale domani. Un documentario che parla di cancro, espropri ed esercitazioni, con la bocca dei pescatori sardi in guerra contro la Nato.
Si intitola ''Piccola pesca'', al centro della sua ricostruzione i disagi provocati da cinquant'anni di presenza militare americana sulle coste meridionali della Sardegna. A partire dalla costruzione delle basi, denunciano le immagini di Pitzianti, espropriazioni delle terre ed esercitazioni militari hanno reso la vita impossibile alla popolazione locale. A questo si aggiungono un forte incremento dei casi di cancro e le esplosioni in mare, che impediscono il lavoro ai pescatori della zona. E sono proprio loro, interrotti dalle immagini di repertorio, a raccontare dallo schermo la loro battaglia: "La presenza dei militari ci ha rovinato - denuncia a Roma il protagonista Luciano Marica -. Lavoro in mare da 42 anni e ormai da otto combatto perché questa situazione finisca. Non pescare significa per noi non arrivare alla fine del mese".
A un primo successo ottenuto con un indennizzo, i pescatori fanno seguire un'azione più spettacolare: il blocco di una settimana, che ha impedito alla Nato lo svolgimento delle esercitazioni militari. "Luciano e i suoi compagni hanno fatto il possibile - dice Pitzianti -, adesso devono intervenire la politica e la società civile".
Messaggi colti e rilanciati dalla Regione Sardegna, che traduce in linguaggio politico le richieste della società civile che se fino a poco tempo fa accettava l'esproprio delle terre passivamente, oggi rivendica la propria sovranità.

In Sardegna la presenza dei soldati è imponente: quasi 38mila ettari, il 60 per cento di tutte le servitù militari italiane, si trovano infatti nell'isola, sottratti sin dal Dopoguerra agli usi civili. C'è l'esigenza, come ha rammentato reattore nuclearelo stesso Soru, di ridistribuire questo peso e, nel caso della Us.Navy e dell'accordo bilaterale tra il Pentagono e il governo italiano circa La Maddalena, di rinegoziare la presenza americana.
Per quanto possa apparire paradossale, mentre cresce la protesta, un recente piano di ampliamento della stessa base non conosce soste. Si parla addirittura dell'arrivo di altri marines, che dovrebbero così passare in breve tempo da 2500 a oltre 4000 uomini e della modernizzazione di una serie di approdi. Un progetto complessivo che prevede alla fine la costruzione di infrastrutture fisse, attorno alla nave appoggio per i sommergibili nucleari Emory Land, per un totale 57 mila metri cubi. Davvero un processo anacronistico e quasi surreale in un'area ambientale tra le più suggestive del Mediterraneo che di recente è stata trasformata in un grande parco naturale.
Per capire meglio che cosa significhi la presenza di questo distaccamento basterà ricordare come la Emory Land sia una nave da 22.600 tonnellate, con mille uomini di equipaggio, insieme officina e arsenale galleggiante, con a bordo i missili da crociera Slcm Cruise a testata nucleare. Visto poi che Emory Land è a tutti gli effetti territorio degli Stati Uniti d'America, ogni controllo non è possibile neanche da parte delle autorità militari italiane.


- ''Maddalena e le altre'', da Altremappe.org

25 novembre 2004
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