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Fare il Rum è un'antica tradizione... Caraibica! No, è siciliana

Con l'AvolaRum di Ron Currau torna in auge l'antica tradizione siciliana: la produzione del Rum

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Quella di riportare in vita un'antica tradizione interrotta un secolo fa, era un'idea che frullava in testa a "Ron Currau" (Don Corrado Bellia) da molto tempo. Quindi, dopo essere riuscito a mettere in piedi il prezioso Museo della Mandorla di Avola e delle tradizioni agricole avolesi (LEGGI), con il suo campo espositivo pieno di piante da frutto tipiche del SudEst della Sicilia - limoni, filari di Nero d'Avola, mandorli di Pizzuta, Fascionello e Romana e canna da zucchero (o cannamele) - ha deciso di produrre l'AvolaRum, il primo rum 100% siciliano.

In primo piano Corrado Bellia durante la raccolta della canna da zucchero

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"La riscoperta del Rum made in Sicily è un affascinante viaggio nella storia che può restituire al nostro Paese un ruolo significativo nel variegato mondo di questo distillato - dice Corrado Bellia, già direttore del Consorzio di Tutela della Mandorla di Avola -. Una storia di cui si era persa la memoria e che rientra oggi nel paniere delle storiche eccellenze siciliane".

Una stampa del 1596 che mostra un tipico "trappeto" siciliano" per la lavorazione della canna da zucchero

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Infatti, la storia canna da zucchero, elemento base per la produzione del rum, è strettamente legata a quella della Sicilia e quella di Avola in particolar modo. Introdotta dagli Arabi nell'800 d.C., dopo la conquista dei Normanni, Federico II di Svevia potenziò la produzione dello zucchero, che divenne la più importante e redditizia attività di trasformazione di prodotti agricoli, tanto da essere definito "oro bianco".

La produzione dello zucchero in tutta la Sicilia era tanto sviluppata che nella sola provincia di Palermo nel XIV secolo operavano più di 30 "trappeti" dove si spremevano le canne e si bolliva il succo che, per evaporazione, produceva lo zucchero.

Piantagione di canna da zucchero nel terreno di Corrado Bellia, ad Avola

Nel 1600 però, a causa dei cambiamenti climatici che ridussero notevolmente la disponibilità di risorse idriche, ebbe inizio il declino della coltivazione di cannamele e della produzione di zucchero siciliano, che nel giro di pochi decenni scomparve dal resto dell'Isola tranne che ad Avola. Qui, infatti, per volontà dei Marchesi Pignatelli Aragona Cortes, si continuò a produrre zucchero ma anche rum, famoso tra le nobili famiglie siciliane.

Stampa tedesca che illustra i danni del terremoto del Val di Noto del 1693

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Non solo, dopo il terremoto del 1693, che distrusse l'antica città, gli avolesi andarono a  ricostruirla a valle, dove si trovava, fra l'altro, il trappeto della cannamele.
Una produzione, quella di zucchero e rum, proseguita fino a fine Ottocento e poi interrotta del tutto. Fino ad oggi... 

La raccolta della canna da zucchero

Come detto, l'idea frullava in testa a Ron Currau già da un po' di tempo, e ricercando e studiando sul testo del 1878 del botanico Giuseppe Bianca "Monografia agraria del territorio di Avola", ha deciso, tre anni fa, di dare una possibilità concreta al recupero della tradizione più autentica di rum siciliano.

Avola Rum, 100% siciliano

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Ecco così ri-apparire ad Avola le piantagioni di canna da zucchero che, raccolte e lavorate (ripulite, spremute, messe a fermentare e alla fine distillate), hanno dato vita alla prima produzione di AvolaRum, in commercio dallo scorso giugno e immediatamente esaurito. Un prodotto prezioso, che vanta già un primato, ossia, quello di essere il primo rum interamente prodotto in Sicilia: dalla canna da zucchero di Avola, infatti, si passa direttamente alla distillazione a Messina, alla distilleria Giovi.

Verso il dolce sapore della Pizzuta... (Guidasicilia)

9 agosto 2021
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