L'allarme di Greenpeace: ''In Sicilia troppa pesca a strascico''

L'allarme di Greenpeace: "In Sicilia troppa pesca a strascico"

Una pratica di pesca troppo diffusa che sta facendo sparire nasello e gambero bianco

[Articolo di Francesco Patanè - Repubblica/Palermo.it] - La pesca a strascico nelle zone di riproduzione sta mettendo a rischio alcune specie ittiche del Mediterraneo. In un anno sono state pescate con le reti a trascinamento 7.619 tonnellate di gambero bianco e nasello.

Ben 147 pescherecci, tutti siciliani, hanno steso le reti nei tre tratti del canale di Sicilia tutelati dalla commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (Cgpm-Fao) come aree di riproduzione (nurseries) del "gambero bianco" e del "nasello"

Ben 147 pescherecci, tutti siciliani, hanno steso le reti nei tre tratti del canale di Sicilia tutelati dalla commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (Cgpm-Fao) come aree di riproduzione (nurseries) delle due specie ittiche più importanti dello Stretto di Sicilia.

Greenpeace

La denuncia arriva da Greenpeace che nel suo annuale rapporto sulla pesca ha analizzato i dati del sistema di identificazione automatica (Ais) delle imbarcazioni. Sono tutte imbarcazioni italiane, provenienti soprattutto dai porti di Mazara del Vallo, Sciacca, Porto Empedocle, Licata e Portopalo di Capo Passero.

Greenpeace ha analizzato i dati del sistema di identificazione automatica (Ais) delle imbarcazioni: sono tutte imbarcazioni provenienti soprattutto dai porti di Mazara del Vallo, Sciacca, Porto Empedocle, Licata e Portopalo di Capo Passero...
Foto dal rapporto "F.R.A. poco spariranno" di Greenpeace

Pur essendo state individuate le tre zone di divieto di pesca i pescherecci hanno continuato a pescare nelle aree dove gamberi e naselli si riproducono. Il motivo? La pesca di queste due specie vale intorno ai 48 milioni di euro, ma soprattutto perché mancano gli accordi fra i paesi che si affacciano sul canale di Sicilia. Le tre aree infatti sono in acque internazionali e i pescatori fino a quando tutti non rispetteranno i divieti non ne vogliono sapere di abbandonare le tre aree.

Naselli nel fondale marino

Il paradosso, dimostrato dal rapporto "F.R.A. poco spariranno" di Greenpeace, è che l'attività di pesca all'interno delle tre zone di riproduzione (Fra) sembra addirittura essere aumentata dopo la loro "istituzione". Il recente Piano di Gestione Nazionale del 2018 conferma che, di fatto, la protezione di nurseries di fondamentale importanza per la pesca è ancora un miraggio.

Gamberii bianchi

«Abbiamo perso almeno dodici anni per dare una speranza di futuro al mare, alle sue risorse e ai pescatori», dichiara Giorgia Monti, Responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia. «La cosa più incredibile - aggiunge - è che i pescherecci che abbiamo identificato non hanno fatto nulla di illegale perché le raccomandazioni del Cgpm-Fao sono rimaste solo sulla carta e la pesca tende pure ad aumentare!».

L'Italia non ha ancora avviato misure efficaci per tutelare le nurseries delle specie ittiche più importanti (gamberi bianchi e nasello), non rispettando nemmeno le raccomandazioni del Cgpm-Fao che era tenuta ad applicare

A dispetto di un continuo calo delle risorse ittiche nello Stretto di Sicilia, l'Italia non ha ancora avviato misure efficaci per tutelare le nurseries delle specie ittiche più importanti non rispettando nemmeno le raccomandazioni del Cgpm-Fao che era tenuta ad applicare. Non sorprende che secondo alcuni esperti il settore sia ormai "in avanzato stato di decomposizione" e il fatto che, dopo anni di stallo, la stessa Fao consideri sovrasfruttate le popolazioni di nasello e gambero bianco dello stretto di Sicilia.

La pesca di Gambero bianco e Nasello vale intorno ai 48 milioni di euro
Foto dal rapporto "F.R.A. poco spariranno" di Greenpeace

«Più il tempo passa - conclude Monti - più saranno necessari sacrifici per rimediare a questo disastro. Al Cgpm-Fao chiediamo di intervenire con fermezza nei confronti dell'Italia che non ha fatto assolutamente nulla di concreto per far rispettare una norma così elementare come il divieto di pesca nelle zone dove i pesci si riproducono. Il nostro mare non ha bisogno di leggi di carta ma di essere protetto davvero prima che sia troppo tardi».

19 ottobre 2018
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