Palermo è un Giardino Planetario

Palermo è un Giardino Planetario

Manifesta 12 Palermo apre al pubblico in 20 luoghi inediti, dove coltivare la Coesistenza

Manifesta 12, la biennale nomade di arte e cultura contemporanea, fino al 4 novembre, a Palermo, da la possibilità di visitare i lavori di circa 50 artisti e collettivi, in venti sedi della Città Capitale della Cultura Italiana 2018.

Il sistema diffuso di mostre, tra installazioni, video, performance, interventi urbani e progetti letterari compone "Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza", messo a punto dai Creative Mediator di Manifesta 12 Bregtje van der Haak, giornalista e filmmaker olandese, Andrés Jaque, architetto e ricercatore spagnolo, Ippolito Pestellini Laparelli, architetto nato in Sicilia partner dello studio OMA di Rotterdam e Mirjam Varadinis, curatrice svizzera di arti visive.

Fondata nel 1993 dalla storica dell'arte Hedwig Fijen, che ancora oggi la dirige, la biennale nomade europea, promossa dal Comune di Palermo nell'anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura, presenta circa 50 progetti artistici di cui 35 nuove opere appositamente commissionate, non soltanto ad artisti nel senso tradizionale del termine, ma scrittori, architetti e registi, invitati nei mesi scorsi a  condurre ricerche sul campo e a sviluppare nuovi progetti lavorando a stretto contatto con art producer, operatori locali e associazioni del territorio.

"Veduta di Palermo", opera del paesaggista Francesco Lo Jacono

Il progetto curatoriale "Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza" parte dal sincretismo culturale insito nella natura, nella storia e nella contemporaneità di Palermo rifacendosi alla metafora botanica del paesaggista e filosofo Gilles Clément, il quale rapporta il mondo in cui viviamo a un giardino di cui l'uomo deve prendersi cura.

Il progetto si ispira al quadro "Veduta di Palermo", del paesaggista siciliano Francesco Lo Jacono, quadro esposto alla Galleria d'Arte Moderna di Palermo, in cui si evince come nessuno degli elementi naturali sia indigeno, in virtù della coesistenza di specie diverse.

I progetti artistici sono pensati come risposta critica alle più urgenti problematiche della contemporaneità, con una particolare attenzione alle tematiche legate alla mobilità internazionale e ai flussi migratori.

Orto Botanico, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

Il Giardino Planetario si compone di tre sezioni:

"Garden  of Flows" esplora il concetto di tossicità, la vita delle piante e la botanica in relazione alle risorse del pianeta e al bene comune globale;

"Out of Control Room" ha come obiettivo quello di restituire tangibilità alle reti invisibili nel regime dei flussi digitali;

"City  on Stage" punta ad abbracciare la natura stratificata di Palermo e incoraggiare una comprensione critica di diversi aspetti della vita contemporanea in città.

Le tre sezioni si articolano non in sedi artistiche convenzionali o istituzionali, come gallerie o musei, ma in luoghi iconici, e in parte inediti come spazi espositivi:

- l'Orto Botanico, Palazzo Butera, Volpe Astuta, la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo e Giardino dei Giusti per "Garden of Flows";

- Palazzo Ajutamicristo, Palazzo Forcella De Seta, Casa del Mutilato, Palazzo Trinacria per "Out of Control Room";

- Palazzo Costantino, Oratorio della Madonna dei Peccatori Pentiti, Oratorio di San Lorenzo, Teatro Garibaldi, Chiesa SS. Euno e Giuliano, Fondazione "Casa Lavoro e Preghiera" Istituto Padre Messina, Costa Sud, Zen 2, e Pizzo Sella per "City on Stage".

Orto Botanico, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

L'Orto Botanico ospita l'erbario siciliano ideale del colombiano Alberto Baraya, l'orto sperimentale del toscano Leone Contini, la collezione di disegni della nigeriana Toyin Ojin Odutola, la rappresentazione della svedese Malin Franzén, che accosta il metodo seicentesco di stampa naturale del botanico siciliano Paolo Boccone a moderni sistemi di visualizzazione scientifica.

Ancora, la creazione di un mercato eterogeneo di Khalil Rabah, le installazioni ambientali di Michael Wang nelle vasche circolari intorno l'area dell'Aquarium, l'installazione dell'artista sudafricana Lungiswa Gqunta che si propone di leggere il giardino come spazio stratificato, dotato di storie, rituali sacri, memoria.

Palazzo Butera, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

A Palazzo Butera sono esposte l'installazione dedicata al sincretismo floreale proprio della Sicilia della brasiliana Maria Thereza Alves, l'installazione immersiva con carta da parati e la Public Fruit Map di Palermo del duo di Los Angeles Fallen Fruit.

E ancora, l'opera ambientale e il film in 16 mm dell'artista torinese Renato Leotta, la video installazione incentrata sul valore della memoria e sul potere evocativo della botanica dello svizzero Uriel Orlow e la serie fotografica di piccole polaroid del russo Sergey Sapozhnikov.

Volpe Astuta, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

La ricerca sugli antichi sistemi agricoli siciliani di irrigazione a secco del collettivo londinese Cooking Sections dà invece la sua raffigurazione a Volpe Astuta, allo Spasimo e al Giardino dei Giusti.

Palazzo Ajutamicristo presenta le documentazioni audio, video e fotografiche tratti gli archivi degli attivisti No Muos elaborati dalla cubana Tania Brughera, il progetto partecipato sui temi della migrazione e dell'identità nell'epoca dei big data del bresciano Filippo Minelli, la visualizzazione di dati in una proiezione del cielo di Palermo tra segnali wireless, satelliti, aerei, condizioni dell'aria e correnti dell'olandese Richard Vijgen.

Palazzo Forcella de Seta, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

Palazzo Forcella De Seta accoglie un video e una scultura dedicati al corpo sociale post-coloniale contemporaneo dell'artista franco-algerino Kader Attia, l'installazione video dei Forensic Oceanography, che si propone di documentare le violazioni dei diritti dei migranti che avvengono ai confini marittimi dell'Unione Europea, l'installazione video dell'artista irlandese di computer grafica John Gerrard.

Inoltre, sono qui ospitate la serie di ritratti ispirati alla Carta di Palermo, siglata nel 2015, che affronta i temi dell'integrazione e della cittadinanza dell'olandese Patricia Kaersenhout, l'inchiesta dedicata alle donne rifugiate in Europa fuggite da zone di guerra in Iraq del turco Erkan Özgen, il viaggio narrativo nel paesaggio siciliano della regista Premio Oscar Laura Poitras, che sottolinea la forte presenza delle basi militari statunitensi sull'Isola.

Casa del Mutilato, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

Se la Casa del Mutilato ospita la video installazione della spagnola Cristina Lucas, una video installazione a tre canali che mostra tutti i bombardamenti aerei sulle aree civili negli ultimi cinque anni, Palazzo Trinacria quella della russa Taus Makhacheva, che propone il video di una performance sviluppata per la 57° Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia.

Palazzo Trinacria, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

A Palazzo Costantino sono restituite le rappresentazioni visive dei progetti urbani sviluppati allo Zen, a Pizzo Sella e nella Costa Sud.

Rispettivamente l'ideazione di un giardino urbano nel quartiere Zen, a cura del paesaggista e filosofo Gilles Clément, che ha ispirato l'intera biennale con il suo libro "Il Giardino Planetario", in collaborazione con lo studio di progettazione multidisciplinare Coloco; l'intervento urbano nell'area di Pizzo Sella, a nord di Palermo, del collettivo belga di architetti Rotor; l'intervento ideale nella Costa Sud dell'architetto palermitano Roberto Collovà.

L'atrio di Palazzo Costantino ospita infine l'installazione multimediale del duo artistico Masbedo, un "video-carro" itinerante che presenta attraverso i suoi schermi i luoghi che hanno accolto set cinematografici a Palermo.

Oratorio della Madonna dei Peccatori Pentiti, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

L'Oratorio della Madonna dei Peccatori Pentiti propone la video installazione dell'artista italiano Yuri Ancarani, tra cui il lavoro Lapidi, dedicato al ricordo dei magistrati, civili, giornalisti, agenti vittime della mafia a Palermo.

L'Oratorio di San Lorenzo invece, offre il lavoro dell'artista performativa olandese di origini croate Nora Turato, la quale descrive la tradizione delle cosiddette donas de fuera siciliane, ovvero le "donne dell'altrove" che ai tempi dell'Inquisizione spagnola venivano additate come reiette a causa dei comportamenti fuori dagli schemi.

Chiesa dei Santi Euno e Giuliano, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

La Chiesa SS. Euno e Giuliano accoglie la mostra descrittiva del processo partecipativo preparatorio e partecipativo alla processione di Marinella Senatore che si è tenuta il 16  giugno, un vero e proprio movimento collettivo in danza per le strade del centro storico di Palermo.

La Fondazione "Casa Lavoro e Preghiera" Istituto Padre Messina ospita il film di Jordi Colomer, che ricompone una processione laica su alcune barche in mare che parte dalla Caletta Sant'Erasmo e si muove lungo la Costa Sud di Palermo.

Fondazione "Casa Lavoro e Preghiera" Istituto Padre Messina, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

Il Teatro Garibaldi, quartier generale di Manifesta 12, presenta la raffigurazione visiva dei progetti di Giorgio Vasta e di Wu Ming 2. Il primo, scrittore e sceneggiatore palermitano, propone un podcast digitale dedicato alla narrazione della città (City Scripts), mentre Wu Ming 2 un percorso narrativo, interattivo e urbano, legato al periodo del colonialismo italiano.

Il Teatro ospita anche parte del Public Programme, in particolar modo (dal 12 al 19 giugno), la redazione di Chimurenga, progetto editoriale realizzato da una pluralità di redattori provenienti dall'Africa, al lavoro sulla realizzazione di un numero speciale di "The Chronic" in uscita a fine ottobre 2018 e incentrato sui temi del movimento e dell'assenza di confini e le conferenze, eventi live, interventi sonori e le iniziative sul tema del Black Mediterranean a cura di Invernomuto, duo artistico che predilige l'immagine in movimento e il suono come mezzi di ricerca privilegiati.

Teatro Garibaldi, Palermo - © Manifesta, photo Cave Studio

Completano la lista degli artisti di Manifesta 12 il cinese Zheng Bo, esperto in tematiche sociali ed ecologiche, il quale esplora il tema eco-queer e le sue potenzialità; l'olandese Melanie Bonajo, che propone un documentario sperimentale in tre parti dedicato allo straniamento diffuso in Occidente nei confronti della natura; l'inglese James Bridle, con il suo concetto di "cittadinanza algoritmica". 

L'algerina Lydia Ourahmane, la quale espone a Palermo un'installazione sonora, la prima opera a essere legalmente esportata dall'Algeria dal 1962; l'americano Trevor Paglen, con un progetto incentrato sulle tecniche di riconoscimento facciale; il libanese Rayyane Tabet, con un provocatorio progetto dedicato alla Trans-Arabian Pipeline. 

Infine il collettivo tedesco Peng! Collective, con due progetti tra cui un'installazione che consente di telefonare in modo diretto e anonimo a dei funzionari di agenzie di servizi segreti.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito manifesta12.org/tours

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19 giugno 2018
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